Nostra Signora che brucia

Sopravvissuta alle rivolte degli Ugonotti, alla Rivoluzione Francese, a Napoleone, alla Seconda Guerra Mondiale, Notre-Dame de Paris è bruciata: 1163-2019.

Io non ci sto capendo nulla.

Gli europei piangono l’arte e la bellezza.

I cristiani il cristianesimo e la spiritualità.

Gli esoterici pensano a un attacco maligno al femminile sacro.

Un cittadino francese ha detto che Parigi è stata decapitata.

– È curioso confondere il cuore con la testa, mi dico.

È possibile che sia un annuncio. E se lo fosse, di qualcosa di decisamente importante.

Di certo all’Europa, che a tanta parte del mondo ha fatto spesso da esempio trascinatore, la trasformazione è necessaria.

Mi ascolto e non sono agitata, non lo sono. Sono calma. Sin dalle prime apocalittiche immagini. Il fatto è che, anche se ci saranno tutte le spiegazioni tecniche del mondo, ho come la sensazione che una gigantessa del genere possa bruciare solo per sua scelta, e qualcosa in me si affida alla sua eterna saggezza.

Ricordo bene la mia prima volta a Parigi, ero piccola. Ricordo bene il primo sguardo di Notre-Dame, lei a me. Mi guardava da dentro a fuori – come mi pare facesse ieri sera, da quel suo terzo occhio infuocato.

Mi provocava, domandava se davvero avessi l’audacia di entrare. E io le chiedevo se ne avevo davvero il permesso. Per trovare coraggio, cercavo la piastrella magica da cui includerla completamente nel mio sguardo. Sarebbe stato un primo passo. La trovai. Illusa. Da lì, la sua lingua di pietra mi sembrò ancora più ardita. Forse era davvero più opportuno soffermarsi su un dettaglio, uno per incarnazione.

Osservavo questo trionfo di simboli che non so se qualcuno abbia mai del tutto compreso, e però avevo una sensazione: la completezza. C’erano angeli e demoni, luci e ombre. Il piombo e l’oro, e l’ineluttabile rubino della trasformazione.

E poi dentro. Il freddo. I colori del rosone. Le altezze. La testa che gira, verso l’alto. Tanto spazio.

Anche nelle successive visite a Notre-Dame, durante la mia vita, quelle impressioni di bambina non sono cambiate.

Non mi è mai parsa un santuario cristiano, non solo. Mi è parsa più un luogo vero e proprio, e un’enciclopedia della tradizione insieme. Di lei si legge che è “sito delle funzioni più solenni”, “tempio del simbolismo alchimista”, “rifugio dei perseguitati”, persino “ospedale”, e tanto, tanto altro.

Come suggerivano le sue grandi porte misteriose, e come diceva Victor Hugo, Nostra Signora è soprattutto un’eroina. Anche oggi dicono che la struttura sia ancora là. Chissà se risorgerà.

Intanto muore, e con lei un sistema di valori, mi suggerisce qualcuno. È una madre che si sacrifica per chiedere uno stravolgimento, dice qualcun’altro. Ci lascia in eredità un imperativo bisogno di ritrovarsi uomini e donne d’Europa per ricostruire una certa idea di umanità, aggiungono ancora.

C’era una misteriosa dedica sul transetto sud di Notre-Dame, «Anno Domini MCCLVII mense Februario idus secondo hoc fui inceptum Christis genitus honore kallensi lathomo vivente Johanne Magistra», la cui traduzione letterale è «Nell’anno del Signore 1257, il secondo giorno delle idi di Febbraio, quest’edificio è stato dedicato alla Madre di Dio da Mastro Jean, il cavapietre di Chelles». Si legge però nei siti degli esperti di cabala fonetica che a loro volta queste parole ne simboleggiano altre. Il che porterebbe a questo messaggio: «A mezzogiorno pesa e misura (la materia prima). Purifica e separa. Consacra il crogiolo generatore, libera con prudenza lo spirito imprigionato nella materia. Vivificalo con il fuoco e (tramite lui) giungi alla Grande Natura».

L’ho scoperto oggi, leggendo un po’ di questa Grande Madre, che pensi di conoscere ma è inconoscibile, e a porle attenzione scopri sempre qualcosa che non sapevi.

Sento il cuore dell’Europa che collassa, il cuore del Vecchio Mondo. E anche se fa così male, sono calma.

Se la testa non ascolta, il cuore brucia. E quasi provo sollievo.

 

Foto ap per Repubblica

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