Come i marinai di tutti i tempi

Ottava alba in Atlantico. Ieri sera Aldo, il capitano del Bright, la barca a vela su cui stiamo traversando dalle Canarie alla Martinica, mi ha promesso che avrebbe pensato al piano B. Perché da oltre una settimana non mi riprendo e in barca non c’è più nulla che io non abbia ingerito o ricevuto per endovena per cercare di stare in piedi.

E dopo quella promessa, mi sono addormentata sotto la pioggia e ho avuto una visione, a metà tra sogno e allucinazione. Ho visto il Bright entrare nel porto di un’isola dal nome di “Santa Capra”: ci eravamo entrati perché io potessi scendere, prendere l’aereo e ritornare a casa, la qual cosa, però, cioè il mio sbarco, non avveniva mai.

Aldo è una persona di parola, così dopo colazione mi raggiunge. Accanto a me c’è anche Giovanni. Ho la forza e l’energia di una persona che ha sperimentato il delirio della febbre, sono completamente priva di forze, non riesco a esprimermi, ma la mia mente è ritornata lucida, pronta ad ascoltare la soluzione che mi salverà.

Il capitano mi si avvicina, e con dolce fermezza mi dice:

“Da qui, la terra più vicina è a tre giorni di navigazione controvento”.

E se in mare un discorso inizia così…

Segue la precisa analisi delle opzioni a cui ha pensato, del famoso piano B, e di tutte le ragioni che ne impediscono l’applicazione.

Una dopo l’altra sfumano tutte le mie speranze di scendere da quella barca prima di tre giorni, ma io lo sento: se le cose continuano così, io tre giorni non li ho. Che fare? Ed è lì che mi giunge, inaspettata, non come un ordine, non come un consiglio, ma come la più semplice delle verità, la proposta di Aldo:

“Farai come i marinai di tutti i tempi, reagirai al mare.”

Niente racconta la vita come il mare, ma mentre questo lo avrei ben realizzato solo all’arrivo, lui lo sapeva molto bene. Mi stava invitando ad attraversare l’Oceano mentre attraversavo l’Oceano, a non fare nient’altro che questo. Mi stava dicendo “farai come gli esseri umani fanno dalla notte dei tempi, vivono”.

Già, ma come si fa a reagire al mare?

Come si fa a vivere? Mi viene in mente una compagna di scuola, che aveva la mania di scrivere sul suo diario “si vive”, accostandolo a un segno grafico particolare, sempre lo stesso che, ora che ci penso, aveva qualcosa dell’onda, del fiume, del mare.

Attraversare il mare della vita è accettarne i flutti senza lasciarsi sopraffare, alzandosi in piedi, piegando le gambe, ammortizzando le cadute, attraversando le tempeste, godendosi i momenti di bonaccia, il vento a favore, riposando il necessario, guardano le stelle per orientarsi, l’orizzonte, i tramonti infiniti. Semplicemente, vivere.

[to be continued]

Foto: il tatuaggio di Aldo Revello nello scatto di Daniel Buffet

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